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Siamo abituati a sentire termini come “SM” o “sadomaso” che provengono dai tempi in cui queste varianti hard di fare l’amore erano ancora considerate delle patologie. Oggi negli ambienti clinici si parla di “parafilie”, ma nella concezione normale della gente si mischia un po’ tutto.
Chi si occupa praticamente del sesso hard, preferisce il termine BDSM che copre un’ampia gamma di esperienze e tiene conto della sua dimensione voluta e ricercata. Il termine inglese include tre tipi di sceneggiature diverse che talvolta si mescolano, altre volte sono ben distinte:
• BD significa: bondage and discipline
• DS vuol dire: domination and submission
• SM sta per: sadism and masochism
Questa distinzione chiarisce come gli amanti di giochi di potere e sottomissione, umiltà e devozione, dolore o non-dolore sono tutti ritrovabili nel concetto di BDSM.
Un motivo in più per dichiarare onestamente ai potenziali partner di gioco se i propri desideri sono collocati piuttosto nel dolore, nella sottomissione, nell’umiliazione, nell’essere alla mercé di un altro.
Perché è questo il punto: non tutti sono bravi a domandare. Eppure spiegare al partner cosa piace e cosa no è l’ingrediente fondamentale dell’amore; ma sebbene sia molto più facile e immediato dire cosa non sia gradito, è difficilissimo fare richieste su quello che piace.
Questo perché alcune richieste si teme possano risultare strane, quasi al limite della depravazione.
Ecco ad esempio alcune pratiche che le donne non hanno il coraggio di chiedere.
Quasi tutte le donne sono incuriosite dal sesso anale. Alcune di queste, tuttavia,  hanno semplicemente paura di sentire dolore o che l’uomo trovi qualcosa di indesiderato da quelle parti. Dato che si tratta di un argomento molto delicato, lo si deve chiedere in maniera altrettanto delicata: magari attraverso domande come per esempio se la partner ha avuto già esperienze pregresse in quei luoghi remoti. Quelle parti del corpo sono ricche di terminazioni nervose, per cui la pratica può diventare abbastanza piacevole sempre che non si usino neppure termini fuori luogo.
Un’altra cosa che le donne sono restie a chiedere è la dominazione. Non si tratta di fruste, manette e di indossare biancheria intima in latex, ma semplicemente di un gioco. A tutte piace un po’ mescolare coccole e finte risse, utilissime anche per testare la consistenza del supporto su cui poi si fa l’amore.
Una filosofia di pensiero sostiene anche che una leggera pressione sul collo possa agevolare il raggiungimento dell’orgasmo: qui però bisogna stare bene attenti a non lasciarsi andare, perché la pratica potrebbe diventare pericolosa.
A tutto questo si arriva per gradi le donne, poi, potrebbero chiedere anche altre pratiche che corrispondono al cosiddetto sadomaso soft, ossia che consistono non nel dolore, ma in un’eccitazione che è più che altro mentale e ha carattere fortemente ludico.
Nel sadomaso si usa anche una parola di sicurezza, in modo che, quando il gioco smette di essere piacevole, ci si può fermare.
Fa bene alla coppia? Certo: secondo due studi americani, molte coppia amano sesso estremo e attività sadomaso come bondage, sculaccioni e ben assestati colpi di frusta. Queste pratiche, infatti, hanno un potente effetto antistress e, secondo gli studi, contribuiscono ad avvicinare i partner.
Le ricerche, pubblicate su New Scientist, non lasciano dubbi sui benefici del sadomaso più o meno soft. A ognuno il suo, quindi.